Come creare le condizioni affinché vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nelle aree rurali sia una scelta possibile? È questa la domanda al centro del dossier nazionale “Il diritto di rimanere nelle aree rurali italiane”, pubblicato dalla Rete Nazionale PAC.
Il documento raccoglie le analisi realizzate dal CREA Centro Politiche e Bioeconomia e i risultati della consultazione Right to Stay Italy, promossa attraverso l’Osservatorio sullo sviluppo locale nelle zone rurali. L’iniziativa contribuisce alla definizione della futura strategia europea Right to Stay – Your Region, Your Future, che punta a rafforzare il diritto delle persone di poter vivere e realizzarsi nei territori in cui scelgono di rimanere.
Cosa emerge dal dossier
L’analisi prende in esame oltre 7.600 comuni rurali italiani, evidenziando come lo spopolamento rappresenti ancora una sfida importante, ma non inevitabile. I dati mostrano infatti che migliaia di comuni registrano oggi un saldo migratorio positivo, segno che esistono territori capaci di attrarre e trattenere persone grazie alla qualità della vita, alle opportunità di lavoro, ai servizi e alla capacità di fare rete.
Tra i fattori che incidono maggiormente sulla permanenza nelle aree rurali emergono:
- opportunità occupazionali e sostegno all’imprenditorialità;
- sviluppo delle competenze legate alle filiere locali;
- servizi culturali, sociali e di prossimità;
- mobilità e collegamenti efficienti;
- valorizzazione del patrimonio ambientale e del paesaggio;
- capacità di accogliere nuovi residenti.
L’agricoltura viene riconosciuta come elemento trasversale dello sviluppo rurale, non solo per il suo valore economico, ma anche per il ruolo che svolge nel mantenimento del paesaggio, nella tutela del territorio e nella costruzione di relazioni con le comunità locali.
Il contributo dei GAL
La consultazione Right to Stay Italy ha raccolto 116 contributi, circa tre quarti dei quali provenienti dai Gruppi di Azione Locale, a conferma del ruolo centrale che i GAL svolgono nell’ascolto dei territori e nella costruzione di strategie di sviluppo condivise.
Anche il GAL Prealpi e Dolomiti ha partecipato attivamente alla consultazione, portando il proprio contributo e condividendo l’esperienza maturata nel sostegno allo sviluppo locale attraverso l’approccio LEADER. Un’occasione per rappresentare le esigenze, le opportunità e le sfide delle aree rurali del nostro territorio all’interno di un confronto nazionale che contribuirà ad orientare le future politiche europee.
Per la programmazione 2028-2034, il dossier individua alcune priorità strategiche: rafforzare la capacità progettuale dei territori, favorire una maggiore integrazione tra i diversi strumenti di finanziamento e valorizzare ulteriormente il ruolo dei GAL come facilitatori dello sviluppo locale, capaci di mettere in rete enti pubblici, imprese, associazioni e comunità.
