La Commissione europea ha pubblicato la relazione «Investire nell’istruzione 2026», che fotografa la spesa per l’istruzione negli Stati membri con i dati aggiornati al 2024. Nello stesso anno, i paesi UE hanno destinato all’istruzione il 4,8% del PIL, pari al 9,7% della spesa pubblica complessiva, valore ancora leggermente inferiore ai livelli pre-pandemia, pur in un quadro di progressiva stabilizzazione. Permangono comunque differenze significative tra Stati membri.
Un capitolo centrale del rapporto è dedicato al corpo docente: il 76,5% degli insegnanti, potendo scegliere di nuovo, opterebbe ancora per questa professione. Tra i fattori che ne determinano l’attrattività emergono retribuzione, riconoscimento professionale, ambiente di lavoro favorevole e opportunità di collaborazione, mentre lo stress lavorativo incide negativamente sulla volontà di permanenza nel ruolo.
Come dichiarato dalla Vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu, attrarre e trattenere gli insegnanti richiede un approccio che vada oltre la questione salariale, investendo su condizioni di lavoro, benessere e percorsi di crescita professionale – obiettivi che la futura agenda UE per insegnanti e formatori, nell’ambito dell’Unione delle competenze, intende sostenere.
